JUDO

Una "strada" (Do) da percorrersi con "cedevolezza" (Ju) allo scopo di dominare il proprio corpo per liberare tutta intera la potenzialità dello spirito : è questo, per i giapponesi, il fine più alto del judo.

 

Quella che per noi è una lotta sportiva di grande fascino, per loro è anche rinnovamento della tradizione guerriera degli antichi, nella conservazione dei principi morali e degli ideali della religione buddista.

La sintesi tra tradizione marziale, filosofia, religione e sport è opera di Jigoro Kano , professore di anatomia all’università imperiale di Tokyo e appassionato studioso di quell’antica e micidiale tecnica di lotta senza armi praticata dai samurai fin dal XVI secolo che va sotto il nome di ‘Ju-jitsu’.

Questa tecnica di lotta era ormai in decadenza perché troppo violenta (non escludeva alcun colpo, anzi ne prevedeva parecchi mortali) e, come metodo di addestramento militare, era stata superata dalla modernizzazione dell’esercito nipponico.

Incontrò diversi maestri che lo iniziarono al Jujitsu, e dopo alcuni anni di apprendimento, fondò una sua scuola chiamata Kodokan e cominciò ad insegnare il proprio metodo chiamato Judo.


Jigoro Kano mise così insieme, intorno al 1880, una serie di tecniche di grande efficacia, graduati per difficoltà e pericolosità, tutti improntati ad un fondamentale principio: non opporsi direttamente all’avversario, ma schivarlo ed utilizzare il suo slancio per provocarne lo sbilanciamento e l’atterramento. Kano allora aveva 23 anni.

Dice Kano :” Studiai il JuJitsu non solo perchè lo trovavo interessante, ma anche perchè lo ritenevo il metodo più efficace per l’educazione sia del corpo che dello spirito. Per questo mi è venuta l’idea di diffonderlo ovunque. Ma era necessario cambiare il vecchio Jujitsu, per renderlo accessibile a tutti, perchè il vecchio stile non era immaginato per l’educazione fisica normale… Perchè l’ho chiamato Judo invece che Ju-jitsu? Quello che insegno non è solo Jutsu, arte o pratica, ma è anche Do, via o principio.” In queste poche parole del professore Kano è spiegato chiaramente il principio che lo ha spinto a creare il Judo e la sua scuola il Kodokan. 

La profonda conoscenza delle tradizionali tecniche di lotta (specialmente del ju jitsu), dell’anatomia e della fisiologia umane e della fisica, permise a Jigoro Kano di rendere praticamente possibile l’affermazione paradossale che « il più debole vince il più forte». 

 

 

 

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